AVVISO AI NAVIGANTI: Il testo, piuttosto lungo, è una via di mezzo fra un racconto d’uscita ed un articolo tecnico sulla valutazione del rischi in escursione in un determinato ambiente, nello specifico un bosco verticale. Per chi non fosse interessato alla mia verbosità, ma solo al succo del discorso, potrà leggere soltanto le parti di testo contrassegnate in neretto che sono una sorta di compendio del contenuto dello scritto. Buona lettura.
Un accadimento occorsomi in una delle ultime uscite mi concede lo spunto per affrontare un tema assai importante, ma che sovente rimane a latere delle narrazioni riguardo l’andar per boschi, ancor più importante quando questi ultimi siano ripidi come accade con frequenza in montagna, dove una passeggiata, soprattutto se fuori-sentiero, può mutare velocemente da una salutare sgambata ad una situazione potenzialmente pericolosa, dove le conoscenze delle tecniche specifiche per una specifica situazione sono assai importanti, ma non sono l’unico fondamentale strumento per cavarsi d’impiccio, a poco servirà sapere se non si sa guardare, ascoltare, ascoltarsi, valutare; Veniamo al fatto ed alle riflessioni scaturite. Continua a leggere








