Domenica 4 febbraio a Torino presso Cascina Roccafranca si è svolta l’edizione 2018 de “Una Babele di semi” (qui il programma), manifestazione incentrata sullo scambio libero di semi; e fin qui nulla di male, tutt’altro. Il problema sono stati i relatori e le relatrici invitatx dall’organizzazione a parlare delle popolazioni di mais nelle conferenze della giornata: studiosx peroranti la causa degli OGM di nuova e vecchia generazione, nonostante la manifestazione si dicesse contro -appunto- le bio e nanotecnologie.

Già lo scorso anno le conferenze a margine dello scambio avevano tracciato il sentiero che quest’anno si è fatto ancora più palese, quello della collaborazione tra Rete Semi Rurali ed il CREA (consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria) al fine di realizzare una sinergia tra laboratorii e campi insomma, tutto il contrario di ciò che un libero ed orizzontale scambio di semi autoprodotti vorrebbe e dovrebbe significare, quello dell’autodeterminazione fuori delle logiche del dominio.

Per questo Domenica 4 febbraio ci siamo recatx a Cascina Roccafranca ad informare x partecipanti della deriva che ormai ha preso “Una Babele di semi” e di chi avrebbero ascoltato durante i convegni, visto che l’organizzazione sulla locandina aveva subdolamente omesso la provenienza dei relatori.

Di seguito il testo del volantino distribuito. (altro…)

Ennesima Kuksa ma questa volta in olivo e non nella classica Betulla

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Solitamente quando sono in giro per boschi non mi lascio mai sfuggire l’occasione di raccogliere qualsiasi cosa possa potenzialmente risultare utile in caso di necessità, si tratti di uno spezzone di spago, corteccia di betulla o quant’altro.

In casa avevo della resina di pino raccolta qualche anno fa durante un giro nei boschi toscani, era da tempo stoccata in un vasetto in attesa di essere utilizzata in qualche modo; l’occasione si è presentata nel momento in cui lavorando dell’olivo ho deciso di raccogliere i trucioli per realizzare una sorta di diavolina diy e soprattutto naturale, senza schifezze dentro.Mi sono quindi dovuto procurare gli strumenti mancanti per la lavorazione del mio panetto infiammabile e nello specifico una lattina di acqua brillante (utile in mille occasioni e già sfruttata qui) e dello spirito.

Ecco come ho proceduto: (altro…)

Generalmente nutro più di qualche sospetto nei confronti dei libri “di successo” che siano usciti dopo il 1950 ma il libro di Lars Mytting mi ha incuriosito da subito, un libro che nasceva come manuale divulgativo sull’arte scandinava di processare e conservare la legna era diventato un “caso editoriale” con un milione di copie vendute nel mondo e questo, legato alla simpatia che nutro per l’approccio al selvatico ed in generale al naturale dei popoli scandinavi ha fatto si che mi procurassi il libro e che dire, Myttling è stato molto abile a trasformare un lavoro quotidiano come il processamento della legna in un racconto piacevole e scorrevole sapientemente infarcito di aneddoti storici e da un’ironia leggera dal profumo inglese. (altro…)

Capita sovente , durante i bivacchi prolungati, di avere la necessita di sospendere un contenitore ma spesso le soluzioni adottate non sono molto funzionali o di semplice realizzazione, ho deciso quindi di illustrare una legatura che risponda ai criteri di semplicità e funzionalità. Vediamo come procedere. (altro…)

Poco da dire, lavorare il legno d’olivo è un piacere, permette un modellato notevole e le venature sono splendide, di seguito un nuovo lavoretto, e ce n’è già un altro in cantiere…

Ho sempre ritenuto molto funzionale, come aggiunta allo zaino o alla tracolla il marsupio, ottimo per tenere a portata di mano e sempre con sé alcuni strumenti utili; per quanto mi riguarda abitualmente uso riempirlo con alcuni oggetti specifici come frontale, fiammiferi cerati, acciarino, scatolina con il kit d’emergenza. A questa base di materiale qualche volta aggiungo una scatolina di esche per il fuoco (dotazione più che altro invernale in previsione di pioggia o neve e conseguente difficoltà nel reperire esche asciutte) e/o il monocolo (sempre quando mi muovo in un’area che non conosco). (altro…)

Qualche giorno fa ho visitato la trad Area (solo il primo settore a dire il vero) di Rocciarè, vicino ad Ostana. (altro…)

Un’amica mi ha regalato del bel legno di olivo proveniente dall’oliveto di una sua conoscente in liguria; dopo un annetto di stagionatura ho cominciato a sfruttarne il magnifico legno. Questa forchetta è il primo pezzo che ho realizzato, sempre e strettamente solo con l’uso dei miei coltellini:

Un nodo scorsoio ganciato a rapido rilascio di facile esecuzione anche con i guanti. Il nodo siberiano o nodo Evenchi prende il nome dall’omonima popolazione nomade che lo ha sviluppato e abitante appunto in Siberia; questo tipo di nodo è molto utile in vari ambiti e ovunque ci sia la necessità di fissare una corda che possa essere sciolta anche sotto forte carico. Un ottimo nodo per fissare l’amaca, i teli, ecc… (altro…)

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