Generalmente nutro più di qualche sospetto nei confronti dei libri “di successo” che siano usciti dopo il 1950 ma il libro di Lars Mytting mi ha incuriosito da subito, un libro che nasceva come manuale divulgativo sull’arte scandinava di processare e conservare la legna era diventato un “caso editoriale” con un milione di copie vendute nel mondo e questo, legato alla simpatia che nutro per l’approccio al selvatico ed in generale al naturale dei popoli scandinavi ha fatto si che mi procurassi il libro e che dire, Myttling è stato molto abile a trasformare un lavoro quotidiano come il processamento della legna in un racconto piacevole e scorrevole sapientemente infarcito di aneddoti storici e da un’ironia leggera dal profumo inglese. Continua a leggere
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Capita sovente , durante i bivacchi prolungati, di avere la necessita di sospendere un contenitore ma spesso le soluzioni adottate non sono molto funzionali o di semplice realizzazione, ho deciso quindi di illustrare una legatura che risponda ai criteri di semplicità e funzionalità. Vediamo come procedere.
Poco da dire, lavorare il legno d’olivo è un piacere, permette un modellato notevole e le venature sono splendide, di seguito un nuovo lavoretto, e ce n’è già un altro in cantiere…
Ho sempre ritenuto molto funzionale, come aggiunta allo zaino o alla tracolla il marsupio, ottimo per tenere a portata di mano e sempre con sé alcuni strumenti utili; per quanto mi riguarda abitualmente uso riempirlo con alcuni oggetti specifici come frontale, fiammiferi cerati, acciarino, scatolina con il kit d’emergenza. A questa base di materiale qualche volta aggiungo una scatolina di esche per il fuoco (dotazione più che altro invernale in previsione di pioggia o neve e conseguente difficoltà nel reperire esche asciutte) e/o il monocolo (sempre quando mi muovo in un’area che non conosco).
Qualche giorno fa ho visitato la trad Area (solo il primo settore a dire il vero) di Rocciarè, vicino ad Ostana. 



Un nodo scorsoio ganciato a rapido rilascio di facile esecuzione anche con i guanti. Il nodo siberiano o nodo Evenchi prende il nome dall’omonima popolazione nomade che lo ha sviluppato e abitante appunto in Siberia; questo tipo di nodo è molto utile in vari ambiti e ovunque ci sia la necessità di fissare una corda che possa essere sciolta anche sotto forte carico. Un ottimo nodo per fissare l’amaca, i teli, ecc…
lattine, cotone e fil di ferro,
Mia prima volta in Valle Orco, uno dei luoghi storici del “nuovo mattino” dell’alpinismo italiano e dell’arrampicata trad del bel paese.