Si prefigura un nuovo scempio del patrimonio naturale italiano con la possibile apertura di cave di titanio sul monte Beigua, parco ed estrazione in stile apuano?
Ad oggi pare che la regione Liguria abbia dato il suo benestare ad un’indagine estrattiva nel parco, sostanzialmente il prodromo della devastazione. Siamo ancora in tempo per organizzarci e rendergli la vita difficile…
Qui un articolo di Agosto 2019 che spiega bene la questione tratto da Piemonte parchi
IL PARCO DEL BEIGUA E LA GUERRA DEL TITANIO
In una delle oasi naturali protette della Liguria, quella del Parco del Beigua, tra Sassello e Urbe, il Bric Tarinè custodisce 400 milioni di tonnellate di rutilo (titanio). Dagli anni Settanta al Duemila diverse compagnie estrattive hanno tentato la corsa al tesoro sepolto.
- Ludovica Schiaroli
- Venerdì, 30 Agosto 2019

È uno spettacolo straordinario quello che si gode dalla cima del Monte Beigua, il rilievo montuoso più alto dell’omonimo parco con i suoi 1287m s.l.m., lo sguardo corre lontano abbraccia la riviera di levante e quella di ponente, le Alpi Liguri, la Pianura padana, l’Appennino ligure e tosco-emiliano, le Alpi Apuane e in fine la Corsica. La chiamano la montagna con vista mare questo incantevole balcone incastonato tra il mare e ventisei chilometri di crinali montuosi che costituiscono una delle zone più ricche di geodiversità e biodiversità della regione Liguria. È il gruppo montuoso del Beigua diventato Parco nel 1995, Geoparco europeo e mondiale nel 2005 e nel 2015 è stato riconosciuto UNESCO Global Geopark. Unico parco ligure a potersi fregiare di tale riconoscimento, con i suoi quasi 40mila ettari è anche il più esteso della regione insistendo su dieci territori comunali e due diverse province, Genova e Savona.
Con la primavera praticamente arrivata il bosco si risveglia e anche gli animali umani e non umani rinvigoriti dal primo sole vero riprendono il discorso sopito durante la stagione fredda;
La neve è andata da qualche settimana, le primule hanno cominciato a puntinare i boschi, così come le piccole violette, il selvatico risuona nuovamente argentino dopo l’ovatta dell’inverno e con i primi fiori escono dal letargo anche i progetti che per tutto l’inverno si sono coricati quieti in un angolino della testa.
Il nodo Barcaiolo è un nodo d’ancoraggio molto facile da realizzare e che ha il pregio d’essere facilmente equalizzabile, per questa caratteristica ad esempio viene utilizzato per assicurarsi in sosta durante le scalate e di regolare con facilità la lunghezza dei rami di corda che dal nodo dipartono, per l’utilizzo in scalata è necessario imparare a realizzarlo anche con una sola mano.
L’edera comune (Hedera helix) è un arbusto rampicante che viene spesso distrutto, perché “accusato” di essere specie parassita che danneggia e degrada il bosco.
Da Roundrobin
Nella mia lunga esperienza di intaglio non avevo mai provato trattamenti alternativi dei pezzi che andassero oltre la classica bollitura in acqua e sale e l’impregno con olio di lino piuttosto che di vasellina e la finitura a cera vegetale; qualche sera fa, complice la stufa, ho provato una tecnica che mi ha sempre incuriosito ma che non avevo mai sperimentato ovvero la “cottura” dei pezzi finiti in forno, da trattare poi con olio e cera. 

Ho trovato in rete questa storia che pubblico nonostante trovi il battere sull’ “innocenza” come plus dell’ingiustizia subita da Leonard inutile, almeno dal punto di vista di queste pagine perché come ho ribadito più volte il selvatico si difende e difenderlo può voler dire scontrarsi anche con i cani da guardia del dominio e della distruzione, con quello che ne consegue, parimenti i richiami alla democrazia non mi interessano, visto quello che nei secoli è stato perpetrato in nome di questa ideologia, detto ciò trovo questa storia emblematica..


