Nel 2016, di questo periodo, ero in Valle Orco, sulla via “Pesce d’Aprile”, poi 2 anni dopo è arrivato il mio “nulla sarà come prima” infatti dopo una caduta scalando slegato (la linea ancora da liberare, l’ho battezzata mischiaossa, che prima o poi libererò…) mi sono polverizzato l’articolazione della caviglia sinistra, la diagnosi fu infausta: al meglio avrei camminato con il bastone e zoppicando, dolori fissi e nessuna speranza di tornare a scalare o anche solo a camminare su un facile sentiero; se mi fossi lasciato convincere dall’incontrovertibile dato ortopedico, che non lasciava scampo, ora sarei a guardare queste foto con tristezza, o forse non riuscirei proprio a guardarle, ma quando non c’è nulla da perdere c’è tanto da guadagnare e allora contro ogni parere, con sacrifici e dolori, sudore ed un piede che non si muoveva (e non si muove) quasi più mi son messo sotto e grazie anche all’aiuto di una brava terapista torinese non solo ora cammino piuttosto bene ma non ho problemi a girare per boschi, si tratti di sentieri tracciati o di piste d’animale nel selvatico, ma sono tornato anche per pareti (per chi se lo chiedesse si, anche e ancora in free solo). Continua a leggere
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Soffia una leggera brezza, l’aria fresca ed il sole velato rendono il camminare piacevole, la direzione giornaliera dovrebbe portarci alla scoperta di un sito la cui costruzione pare risalga a circa 3000 anni fa, in piena epoca celtica e proprio di un sito celtico dovrebbe trattarsi, il libro dal quale abbiamo reperito le indicazioni ci dice che per una volta non dovremo inerpicarci o infilarci in intricati boschi, ma comunque dovremo cercare un minimo, come sempre le indicazioni sono parziali e quindi dovremo esercitare tutto il nostro colpo d’occhio.