Nevica da giorni ormai, uno strano lucore ammanta ogni cosa, i movimenti delle persone si sono fatti più goffi, così come sono -infagottati nei piumini e nei giacconi- sembrano tanti tassi satolli pronti a tornare alla propria tana.
Dopo un inverno 2017 che inverno non è stato il 2018 ha regalato freddo e neve in abbondanza, il bosco dorme sotto uno spesso piumone bianco che lo culla e lo rigenera in previsione della novella primavera e ogni angolo di montagna o collina pare addobbato appositamente per regalare squarci di stupore e avventure inattese, “sarebbe bello -penso- attraversare quella sella laggiù, è una parte di valle che non conosco, se solo potessi…” ma sono passati solo 6 giorni dall’ultimo intervento alla caviglia, per me quell’inverno avrà l’odore delle corsie di un ospedale, del sudore freddo durante la fisioterapia, della camera di casa e del mio micio. Continua a leggere







Per far funzionare la società odierna — muoverne gli ingranaggi, azionarne le presse, tenerne accesi gli schermi — serve una forza disumana. Una forza che va non solo reperita, ma diversificata ed accumulata all’infinito per permettere sempre ulteriori espansioni industriali. Chi detiene il potere, politico ed economico, deve quindi spremere ogni singola briciola di energia dal pianeta, intrappolata nei legami chimici della materia, da ognuna delle sue fonti: centrali nucleari che sfruttano la potenza degli atomi; impianti termici che bruciano tonnellate e tonnellate di gas e petrolio; miniere che bucano e divorano la terra alla ricerca di carbone; distese di pannelli fotovoltaici e pale eoliche che catturano raggi e brezze, dando l’illusione che l’attuale modo di vivere sia riformabile. Le cosiddette «crisi energetiche», che vengono menzionate di tanto in tanto, nascono dai limiti insiti in ciò che resta della natura di alimentare la forsennata corsa del progresso. 
