Mobilitazione sotto il carcere di Ferrara
Contro il carcere come istituzione repressiva e come modello sociale. Solidarietà a tutte le compagne e i compagni arrestati
Da sempre il carcere è stato per il potere un vero e proprio laboratorio in cui creare e sperimentare modelli di controllo sociale. Scuole, fabbriche e ospedali hanno come loro paradigma architettonico e disciplinare il carcere. L’intento è sempre stato quello di accumulare corpi, prerogativa indispensabile per accumulare capitale. Ciò comporta un controllo e una repressione esercitati costantemente a vari livelli e che si è evoluta nel tempo. Tra le ultime evoluzioni della tecnologia coercitiva possiamo ricordare la riforma per la differenziazione carceraria, di cui la regione Emilia Romagna ne è promotrice, e l’estensione della 41bis anche a condannati politici. Da una parte si crea una pericolosa “zoologia del delinquente” in cui incasellare quella parte della popolazione non compatibile alla “norma”, ritenuta più importante dell’individuo. Dall’altra si ha un’intensificazione della repressione di tutte le reali forze di cambiamento sociale che si battono contro lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo e sul pianeta. Se il carcere criminalizzava la lotta politica, ora la fa diventare terrorismo. Essere etichettati come terroristi non è mai stato così facile.
Il “carcere duro” di Ferrara, che detiene in As2 i compagni anarchici, rappresenta uno degli emblemi di questa logica repressiva e punitiva. Riteniamo necessario rimarcare e denunciare in questo luogo, e simbolicamente in tutti le altre carceri, l’opprimente macchina normalizzante dello Stato. Riteniamo altrettanto necessario esprimere la nostra più sentita solidarietà ai compagni Michele, Adriano, Graziano, Lucio e Francesco, Nicola e Alfredo. Peraltro proprio in questi giorni hanno lottato e vinto contro delle nuove restrizioni relative all’ora d’aria e alla socialità decise dalle guardie ferraresi.
La nostra solidarietà va anche verso le compagne e i compagni perquisiti a Bologna in merito ai sabotaggi di dicembre all’Alta Velocità. Lottiamo anche contro ogni forma di delazione e infamia, inesorabili complici della repressione del potere.
25 gennaio, ore 15:30 presidio sotto il carcere di Ferrara (via Arginone)

Dopo 19 giorni spesi in parete per un sogno durato invece sette anni, Tommy e Kevin possono riabbracciare parenti ed amici ed assaporare quella sensazione di gioia e soddisfazione a lunga trattenuta. Otto anni fa, Caldwell inizia a macinare l’idea: sogna una impresa su una via che già sa sarà durissima. Compie i primi timidi tentativi e fa qualche breve filmato Nel 2009 Jorgeson, visionandoli, lo contatta per sapere se vuole un partner. Un primo tentativo serio si ha nel 2010 quando il meteo interrompe ogni possibilità di salita. Nel 2011 e nel 2013, due infortuni rispettivamente a Jorgeson e Caldwell li fermeranno nuovamente. Intanto cambia la strategia: la stagione migliore diventa l’inverno, troppo caldo negli altri periodi dell’anno per tenere le piccole prese taglienti dei tiri più duri, delle vere lame di rasoi che metteranno poi Kevin in seria difficoltà anche in questo tentativo.



