Sono fredde queste sere alpine, quando il sole si nasconde dietro i monti ad Ovest le temperature precipitano: -6, -8, -10, -16; la legna crepita nella stufa ed il fuoco guizza frustando, stirandosi, ogni angolo della camera di combustione, fiamme azzurre, bianche, arancioni.
In queste serate non c’è nulla di meglio, mentre la stufa si stabilizza, che starsene li davanti ad intagliare. È una pratica assai rilassante nonché utile per non perdere la manualità con i taglienti.
In queste sere si intaglia dunque, e lo si fa generalmente dal fresco, ben presente in legnaia visto che prima della neve sono riuscito a stoccare alcuni degli alberi tagliati nel mio cantierino forestale, ma non disdegno di utilizzare anche del secco visto che ho dell’acacia dal colore stupendo ed un pezzo di ciliegio selvatico interessante.
La lama che solca il legno canta una melodia arcaica, i gesti, antichi, chissà quante volte sono stati osservati da queste spesse mura di pietra che mute sottendono ai lavori, si perché qui un tempo c’era un piccolo laboratorio di falegname.
Non intaglio da tempo e la ruggine si fa sentire (e vedere), il primo cucchiaio è bruttino e quasi lo brucio nel forno ma piano, piano l’azione si fa più precisa e fluida e dopo un altro paio di lavori, un piccolo cucchiaietto in acero
ed uno da cucina assai sinuoso intagliato da un bel pezzo di acacia, 
mi lancio a testa bassa nella realizzazione di un vassoietto in ciliegio dai manici decorati, essenza che una volta infornata da sempre una discreta soddisfazione in termini di sfumature di colore.

In questi giorni le temperature più miti ed il Fhoen dovrebbero aver reso nuovamente praticabile il cantiere forestale, ragion per cui conto di tornare al lavoro e di lavoro ce n’è, fra legna già tagliata da spostare in legnaia, tronchi ancora da spaccare, branche da sezionare…il tutto prima della prossima neve che, stando alle previsioni, non dovrebbe tardare.