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Dusseldorf (Düsseldorf), 4 ottobre 2018

Quando avete sgomberato gli Hambi, quando avete tagliato quegli alberi, quando avete distrutto queste case, quando avete arrestato delle persone, quando avete portato i nostri compagni in prigione, avete davvero pensato che non ci saremmo vendicati? (altro…)

Da Roundrobin:

Joseph Mahmoud Dibee, presnuto membro di Eart Liberation Front, gruppo “The Family”, è stato arrestato a Cuba e attualmente si trova nel carcere dell’Oregon. Le autorità cubane, con l’aiuto di FBI e altre agenzie governative statunitensi, hanno arrestato Dibee su Cuba poco prima del suo imbarco su un aereo per Russia. Fino a giovedì pomeriggio era detenuto nel carcere della contea di Multnomah, a Portland. (altro…)

pic2-2INCONTRO SOLIDALE IN VISTA DEL PROCESSO A BILLY SILVIA COSTA
RIPRENDIAMO LE OSTILITA’ ALLE TECNO-SCIENZE

Lanciamo un momento solidale in vista del processo che si svolgerà a Torino il 13 Gennaio. Billy Silvia e Costa sono accusati di possesso, trasporto e ricettazione di esplosivo, e per il tentativo di attacco al centro di ricerche nanotecnologiche IBM a Zurigo. Questo si collega al 15 Aprile 2010 quando vennero fermati e arrestati dalla polizia elvetica che, perquisendo la loro auto, aveva trovato materiali esplosivi e incendiari e dei volantini che rivendicavano un imminente attacco esplosivo a firma “Earth Liberation Front Switzerland” (Fronte di liberazione della Terra) contro il centro di ricerche all’epoca in fase di realizzazione.
Processati, erano stati condannati a pene detentive dai 3 anni e 4 mesi ai 3 anni e 8 mesi.
Nel mentre la procura di Torino aveva aperto un’indagine anche nel tentativo di imbastire  un’associazione sovversiva tra numerose situazioni impegnate in lotte ecologiste ed anarchiche e che avevano creato una rete solidale attorno a Billy, Silvia e Costa. Di fatto questo tentativo, caduto dopo anni, è servito per un forte monitoraggio e controllo di queste situazioni.
Vorremmo partire dal senso che è stato espresso dalla solidarietà negli anni della carcerazione in Svizzera, per riportare nuovamente un’attenzione verso gli sviluppi delle tecno-scienze e sulla necessità di opporvisi. Su quel percorso, che non è iniziato in Svizzera e che non si è mai interrotto,   ci piacerebbe incontrare altri pensieri per costruire progettualità comuni, per non fermarsi sul  momento repressivo, ma trasformarlo in nuove possibilità di critica e lotta.

DOMENICA 29 NOVEMBRE
ORE 17 PRESSO RADIO BLACKOUT, VIA ANTONIO CECCHI 21/A
TORINO

INIZIATIVE 7-9 NOVEMBREda http://liberselvadec.noblogs.org

“FederFauna, per il bene dei propri Iscritti e dei Cittadini tutti,chiede al Governo misure urgenti contro il terrorismo interno, in particolare di matrice ecologista-animalista (ecoterrorismo). Chiede che venga garantito a tutti i Cittadini il diritto, garantito anche agli animali, di non avere paura!…”

4 Maggio 2015, a seguito del corteo NO-Expo

Massimiliano Filippi, segretario generale FederFauna e allevatore di visoni

 

In questo periodo dell’anno l’attività negli allevamenti di visone è frenetica: i nuovi nati sono abbastanza grandi per essere considerati pronti per l’uccisione e la scuoiatura. Le loro pelli sono destinate alle aste internazionali che in nome dell’industria della moda sono sempre più avide di questi corpi.

Nella sola provincia di Bergamo si contano già quattro allevamenti; quelli attivi in Italia sono una ventina. Le associazioni che rappresentano gli allevatori di visoni, come ad esempio l’AIAV (Associazione Italiana Allevatori di Visone), sono consapevoli che, quello che loro definiscono “un onesto lavoro”, non solo non è ben visto ma da più parti è osteggiato. (altro…)

riceviamo e diffondiamo, esprimendo la nostra solidarietà agli/alle imputatx

L’udienza d’appello a Firenze del 5 ottobre ha visto un rinvio alla già fissata udienza del 19 ottobre per la mancanza di un perito del pubblico ministero e di un ispettore della digos di Pisa che ha seguito tutta l’indagine.

Sabotaggio antinucleare: dopo 10 anni si ritorna a processo

Nel 2005 a Molina di Quosa (Pisa) un traliccio Terna dell’alta tensione della linea La Spezia-Acciaiolo viene sabotato con due cariche di dinamite, azione che lo ha danneggiato seriamente ma senza farlo cadere.
Nei giorni successivi una lettera anonima, arrivata ad agenzie di stampa e alla redazione pisana del giornale ecologista radicale Terra Selvaggia, motivava il gesto contro i nuovi progetti di ripresa dell’energia nucleare.
Questi progetti non sono stati mai veramente dismessi con il referendum dopo Chernobyl, ma continuano ad essere portati avanti in numerose ricerche e centri sperimentali, come nella facoltà di ingegneria nucleare di Pisa che rappresenta un’eccellenza a livello nazionale. Sempre sullo stesso territorio nel parco naturale di S. Rossore spicca anche il CISAM: reattore nucleare sperimentale e centro di ricerche militari. Recentemente questo impianto ha fatto parlare di se per lo sversamento di acque radioattive nel canale dei navicelli che porta da Pisa al mare. Acque tossiche definite prive di pericoli dalle solite servitù locali Arpat e Asl. Questi veleni intramontabili ricordano invece che dal nucleare non si esce: quello che è stato prodotto, o che è rimasto come scoria, rappresenta l’eredità di una visione di mondo in cui la produzione energetica e il controllo militare si situano sopra qualsiasi cosa, anche se il prezzo è un lascito di un mondo discarica.
In quegli anni, soprattutto in Italia, non esisteva un vero dibattito sull’energia nucleare neanche nei contesti ambientalisti, dove sicuramente su certe questioni l’attenzione era più alta. Sembrava che con il referendum, ma soprattutto con il disastro di Chernobyl, si fossero creati gli anticorpi per difendersi dagli ingegneri dell’atomo. La realtà invece si è posta subito in maniera diversa: se in Bielorussia gli ecosistemi e tutti gli esseri viventi continuano a subire le terribili conseguenze delle radiazioni, qui si è persa la memoria di quello che è avvenuto e continua ad avvenire. Però per i paladini dell’atomo questo non è stato ancora abbastanza, hanno pensato loro di scrivere una nuova memoria instillando prima la paura per un collasso ecologico e quindi sociale, ormai più che evidente; successivamente ha preso piede la creazione di una cieca fiducia nella tecno-scienza e nelle sue soluzioni. In questo nuovo paradigma il così detto disastro nucleare non è più un qualcosa di eccezionale e soprattutto di imprevedibile, ma fa parte di una dimensione in cui la servitù è spacciata per responsabilità. Quella responsabilità che avrebbe dovuto farci capire che, in tempi di perenni crisi e quindi di rischi, certi irrazionali pensieri contro il tecno mondo non solo, non sono accettabili, ma sono terroristici, anzi eco terroristici. Del resto non esiste forse la Green Economy per pensare a quello che resta della natura? E se ancora ci fosse qualche dubbio basta tenere presente che le tecno scienze troveranno una soluzione, perché si tratta sempre ed esclusivamente di problemi tecnici risolvibili con tecnologie appropriate. A Fukuschima del resto è la stata la stessa società responsabile degli impianti che si è adoperata per metterli in sicurezza, essendo l’unica ad avere le tecnologie opportune. È stato trattenuto ufficialmente il mostro radioattivo, ma solo perché la radioattività è invisibile e ha conseguenze non immediate. Questo ha permesso ai tecno scienziati nipponici sostenuti dalle potenti lobby dell’atomo internazionali di mostrare una situazione sotto controllo quando invece il mostro radioattivo già era ben lontano per mare, terra e aria a portare in giro le sue conseguenze mortifere.
Se nel 2005 non vi era attenzione e interesse sul nucleare da parte del pubblico, in sordina si stava già muovendo da diverso tempo la lobby nuclearista capitanata in Italia da Enel che stava investendo fortissimo in tutta una serie di nuovi impianti in Francia e nell’Europa dell’Est, peraltro utilizzando negli impianti le stesse tecnologie di Chernobyl. Il progetto di fondo era quello di riportare l’atomo ancora una volta in Italia con la costruzione di nuove centrali o rimettendo in sesto quelle precedenti.
(altro…)

Per la liberazione animale umana e non e della terra, piena soliderietà con Luana

alceda informa-azione.info

Riceviamo e diffondiamo:

RICHIESTE DI PENA
DEL PM NEL PROCESSO GREEN HILL

Il 21 settembre si è
svolta l’udienza che vede 13 persone imputate di vari reati per la
liberazione dei cani del 28 aprile 2012 a Green Hill. In tale
occasione il PM ha fatto le richieste di pena.

Per riassumere la
situazione il gruppo dei 13 imputati lo si può suddividere
approssimativamente in 2 categorie.

La prima: riguarda
le persone che sono fisicamente entrate scavalcando la rete e si sono
introdotte nei capannoni portando fuori alcuni cani e consegnandoli
a chi era fuori. Queste persone sono accusate di furto aggravato.
Questa categoria è quella per cui il PM ha avanzato richieste di
pena più lievi che si aggirano dagli 8 mesi all’anno con
l’applicazione dei benefici di legge. (altro…)

1-01_1Traduzione da http://actforfree.nostate.net/?p=21174

Compagni anarchici lanciano un appello per una manifestazione anti-stato a Polygyros, in Calcidica per domenica 27 settembre

L’appuntamento è per le 11:00 nella piazza centrale di Polygyros (Piazza degli Eroi)
Un autobus partirà per Polygyros da Salonicco, arco di Kamara, alle 9 del mattino.
Per le prenotazioni si prega di chiamare 6983389259 fino a venerdì 25/9

Assemblea di Salonicco in solidarietà con gli anarchici Andrea ed Errol
Manifesti anarchici per l’appello di solidarietà:

NdR: per un riepilogo della situazione di Andrea ed Errol leggere qui e qui

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APPELLO AD INIZIATIVE INTERNAZIONALI DI SOLIDARIETA’ marco-624x881
MARCO LIBERO !
Noi – Soccorso Rosso Svizzero e Soccorso Rosso Internazionale – lanciamo un appello ad
iniziative di solidarietà verso Marco Camenisch, da tenersi fra il 20-22 giugno 2015.
Marco é incarcerato senza interruzione dal 1991, prima in Italia, poi in Svizzera. Marco é un
rivoluzionario eco-anarchico irriducibile, con una storia politica che rimonta agli anni ’70.
E’ stato incarcerato una prima volta per delle azioni esplosive contro degli elettrodotti, ma riusci
ad evadere. Dopo anni di vita clandestina, é stato arrestato in Italia nel 1991, in seguito ad un
controllo per strada da parte di sbirri, ed è rimasto incarcerato laggiü fino al 2002.
In seguito è stato estradato in Svizzera dove doveva ancora finire di scontare la condanna per il
suo primo processo, subirne un altro se mpre per attacchi esplosivi ad elettrodotti, e ancora essere
processato per la morte di una guardia di frontiera. Accusa, quest’ultima, da lui sempre respinta.
Marco non ha rinunciato alla propria identità politica durante questi 24 anni di carcere, comunica
con numerose persone attraverso il mondo, partecipa ad iniziative politiche, supportando cosi il
processo rivoluzionario al di là delle sbarre della prigione. Cio’ che é malvisto da parte delle
autorità preposte ad un eventuale allentamento delle sue condizioni di restrizione. Gli rifiutano
cosi il minimo passo verso la liberazione, sostenendo che “ la sua posizione alimenta la
delinquenza”. Piü chiaramente : non puo’ uscire di prigione perchè è anarchico. Argomento
ricorrente sia da parte dell’ufficio giudiziario competente, che dei tribunali chiamati
periodicamente a decidere sulla questione. (altro…)

da http://ilmainasso.noblogs.org

“ Ribellarsi è giusto!
sconvolgere Milano
a volte è un gesto un pò più umano
ribellarsi è giusto!
chi è schiavo chi è banale
può chiamarti criminale
ribellarsi è giusto!
se sei senza un programma
forse finirai in un dramma
però è giusto!
spezzare le catene
dal sudore delle schiene
dal rumore di sirene
ribellarsi è giusto!”
Assemblea musicale teatrale
Genova 1977

NON UN PASSO INDIETRO

Giovedì 30 Aprile la cassazione ha confermato le condanne per Nicola e Alfredo riducendo la pena di qualche mese. Niente di nuovo quindi sotto il cielo, ma come sarebbe potuto essere altrimenti visto che la forca della magistratura è sempre pronta a colpire chi reagisce. Non si possono mica condannare da soli quando le leggi, che con molta efficienza fanno rispettare, condannano centinaia e centinaia di immigrati a morire tra i flutti del mare o quando le loro leggi permettono che i lavoratori siano sfruttati da qualche padrone in giacca e cravatta, fino a morire sul posto di lavoro.
Ma possono condannare, inquisire, indagare, imprigionare, torturare nel nome delle leggi e di chi le redige.

Ancora una volta, in questo caso attraverso lo spauracchio dell’Isis, lo Stato promuove il suo ennesimo tentativo di circoscrivere e, quindi, annichilire tutte le pratiche e i comportamenti di critica reale con la fulminea approvazione di un nuovo decreto anti-terrorismo.
Estendendo in maniera quasi capillare la possibilità di attribuire la finalità di terrorismo (art.270 c.p.) a modi e contesti dell’agire e tramutando in reati penali tutte le forme di solidarietà e supporto (dirette o indirette) a chi viene accusato e/o condannato come terrorista, lo Stato ribadisce con prepotenza uno dei ricatti cardini dell’ordinamento democratico: il dissenso è consentito a patto che sia innocuo, inefficace, disponibile a rimanere nei ranghi del controllo ed eventualmente ad essere recuperato/assorbito politicamente, culturalmente, socialmente e/o economicamente.

(altro…)

da http://informa-azione.info

Riceviamo da mail anonima e diffondiamo:

“GENOVA: Incendiato bancomat in solidarietà con i prigionieri della sezione AS 2 di Ferrara e con le lotte dentro e fuori le carceri greche”