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da crocenera.org

0facciamofintaE’ scaricabile in pdf “Facciamo finta che tutto va bene… che tutto va bene…” , uno scritto del gennaio 2015 di Gianluca Iacovacci, rinchiuso nella sezione AS2 di Ferrara e condannato in primo grado a 6 anni per una serie di sabotaggi nella zona dei Castelli Romani. Nel testo il compagno spiega  le sue scelte di rifiuto della difesa nel contesto processuale, allargando il discorso alla critica contro certe dinamiche di movimento, alla  solidarietà, all’azione.

merdaPubblichiamo di seguito due comunicati da Udine e da Roma, dai toni diversi, a proposito della vicenda dell’infamia di notav.info nei confronti dex redattx di finimondo.org

 

INFAMI NEL MOVIMENTO
Udine, 15 gennaio 2015
Prendiamo la tastiera per dire brevemente la nostra su questa questione, sgomenti di fronte al
silenzio del movimento. Infatti, fatta eccezione per il sito francese non-fides.fr, per le/i compagn*
trentin* e poch* altr* il silenzio è assordante.
Il fatto: il sito notav.info (gestito da area infoaut) pubblica un articolo redazionale, I burabacio, e il
comunicato, pubblicato sullo stesso sito, del magistrato Imposimato (PM responsabile di aver
seppellito sotto anni di galera decine di rivoluzionari*) a proposito dei recenti sabotaggi avvenuti
contro l’Alta Velocità in Italia. Ne I burabacio (poi vigliaccamente modificato), notav.info indica
le/gli autrici/autori di finimondo.org come coloro che «fino a qualche annetto fa usavano i loro
petardoni postali che qualche rintocco facevano, ora usano qualche straccetto di benzina
inneggiando alla rabbia generale». Notav.info cioè infama delle/dei compagn*, indicandoli agli
sbirri, di cui evidentemente si sente collega, come responsabili del sabotaggio No TAV di dicembre
a Bologna.

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da finimondo.org

Cominciamo con quello che si potrebbe definire il problema conclusivo alla costruzione di una situazione, l’amara vittoria della teoria situazionista tramutata in pensiero situazionale. Mezzo secolo fa una situazione era definita come un «momento della vita, concretamente e deliberatamente costruito mediante l’organizzazione collettiva di un ambiente unitario e di un gioco di avvenimenti». Lo scopo di questo momento esistenziale era quello di spezzare la grigia obbedienza imposta dall’esistente, ovvero farla finita con tutte le separazioni per raggiungere la totalità dell’essere. Non era l’apologia del frammento licenzioso concesso dal tempo presente, ma l’esatto contrario: l’apologia della pienezza liberatoria strappata nel tempo storico.

Quella teoria della situazione era infatti anche una critica della separazione compiuta, laddove «la realtà considerata parzialmente si afferma nella sua propria unità generale in quanto pseudo-mondo a parte». È questo lo spettacolo – «strumento di unificazione», «il luogo dell’inganno dello sguardo e il centro della falsa coscienza», «una visione del mondo che si è oggettivata». L’alienazione prodotta dallo spettacolo «cancella i limiti dell’io e del mondo con l’annientamento dell’io che si trova assediato dalla presenza-assenza del mondo, cancella parimenti i limiti del vero e del falso con la rimozione di ogni verità vissuta sotto la presenza reale della falsità che si trova confermata dall’organizzazione dell’apparenza».
Riprendendo le tesi di Joseph Gabel sulla falsa coscienza, i situazionisti sostenevano il parallelismo fra ideologia e schizofrenia. Da parte sua, Gabel sosteneva che la falsa coscienza non era presente solo nell’ideologia, come denunciato da Marx, ma conosceva anche una forma individuale che egli chiamava «alterazione schizofrenica». Falsa coscienza che però aveva a suo dire anche forme legittime. Infatti era costretto a riconoscere che Marx criticava in teoria ciò che però giustificava nella prassi, giacché «la falsa coscienza è un corollario dell’azione politica concreta… quando vuole essere efficace, l’azione politica è condannata a utilizzare tecniche di persuasione collettiva che reificano e dedialettizzano il pensiero» (forse è per questo che i situazionisti per un periodo incitarono alla «lotta per il controllo delle nuove tecniche di condizionamento» delle masse, in competizione con la manipolazione poliziesca).

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