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I boschi d’autunno hanno qualcosa di speciale, l’odore del sottobosco umido, il passo ovattato su strati e strati di foglie multicolore, il picchiettare delle foglie che cadono e la nebbiolina che imperla la barba, gli animali affaccendati in cielo, sopra e fra gli alberi, intenti a prepararsi all’inverno.
Certe volte -sempre più spesso- mi sembra proprio che fra noi animali umani “civilizzati” e gli animali non umani selvatici tutto lo scarto sia loro favorevole, immersi in una vita non mediata, priva di ipocrisie, terribile e violenta ma degna del miglior libro che potremo mai leggere.

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Qualche giorno fa ho visitato la trad Area (solo il primo settore a dire il vero) di Rocciarè, vicino ad Ostana. (altro…)

gooleyCi sono molti modi per raccontare l’andar per boschi e montagne; per boschi possiamo trovare osservatori appassionati di ciò che li circonda, runner ossessionati dalla velocità di percorrenza, da altimetrie e dislivelli, camminatori lenti per necessità o scelta, bivaccatori, sportivi super tecnici, escursionisti minimalisti, insomma la fauna degli animali umani è come varietà e specifiche per lo meno numerosa come quella degli animali non umani. Di qualunque varietà bipede/alpestro/boschiva facessimo parte non dovremmo prescindere da una certa preparazione tecnica e mentale per affrontare nella maniera migliore l’ambiente selvaggio dove per “affrontare” ovviamente non mi riferisco a nessun tipo di “sfida” alla natura, ma piuttosto al corpus di conoscenze utili a vivere in maniera sicura e rispettosa e piacevole l’ambiente nel quale ci troviamo in quel momento. Esistono numerosi manuali riferiti alle tecniche boschive sui quali apprendere la teoria sulla costruzione di un riparo, l’andar per erbe o a reperire fonti d’acqua, l’orientamento o quant’altro, tutto quel che si cerca c’è ma il problema fondamentale del novanta per cento di questi testi o è sterilmente tecnico e specifico o riferito all’ambito militare/survivalistico, generalmente la lettura comunque risulta decisamente noiosa e poco stimolante… (altro…)

Nulla è scontato, nemmeno questa affermazione…e se non sempre le buoneIMG_3634 intenzioni sortiscono gli esisti sperati è altresì vero che ogni tanto per scalare una parete non si debba partire necessariamente dalla sua base; chi frequentasse, avesse frequentato o solo avesse sentito parlare del Verdon capirà a cosa mi sto riferendo, per gli altri invece ci vorrà un attimo di pazienza.

l fine settimana appena trascorso (26.03.2016) con il solito team a tre ci siamo recati per l’ennesima volta in direzione Caprie, per poi proseguire verso Campambiardo. Abbandonata l’auto nei pressi delle prime abitazioni abbiamo quindi preso un sentiero evidente che si inoltra nel bosco, dobbiamo seguire i segni blu, così ci dice la relazione, fino all’ ”attacco” della via che abbiamo scelto per la giornata. Ci inoltriamo nel bosco di castagni seguendo un muretto a secco, il sentiero è molto bello e le indicazioni sono evidenti; ogni tanto -a ricordarci che queste zone sono state negli anni il teatro prediletto degli attori del “nuovo mattino”- su qualche roccia si trovano vergati alcuni Aiku di Gian Carlo Grassi. Il sentiero mi piace proprio, il bosco sembra uscito da una favola silvestre e da un momento all’altro mi aspetto che salti fuori qualche folletto. Poco alla volta il bosco si dirada per lasciare spazio a cespugli di Ginepro, rosa canina e biancospino, appaiono quindi le prime rocce, in lontananza si vede Rocca Nera ed il ricordo torna alla bella salita di alcune settimane fa. (altro…)

P1080130Domani andiamo a camminare in Val Sangonetto! Questo ci siamo detti, con V, la sera prima di addormentarci. Sono contento, ho proprio voglia di camminare altri boschi.

La mattina seguente ci svegliamo pronti ad ultimare la preparazione degli zaini, acqua nelle borracce, un po di frutta secca ed un paio di panini.

Mi alzo a preparare il caffè e scostando la tenda noto come il sole che solo ieri splendeva alto oggi sia nascosto dietro una spessa colte di nubi piuttosto basse, che promettono nebbia e chissà, forse qualche goccia di pioggia, quest’anno la neve è stata piuttosto avara. (altro…)

fuoritraccialogodaapplicareQualche giorno fa (20 marzo 2016), in un sabato dalle temperature primaverili abbiamo deciso di andare a visitare una vecchia (già individuata da Grassi negli anni ’80 come zona da rivalutare dopo essere stata utilizzata come area di allenamento negli anni ’50) nuova area di arrampicata, si tratta delle placche di San Valeriano, tra Borgone e Condove. Il complesso è stato richiodato e ripulito ad Agosto 2015 e si tratta di vie su placche appoggiate dove i piedi la fanno da padrone, la roccia è uno gneis granitoide veramente grippante. (altro…)

fuoritraccialogodaapplicareQualche giorno dopo la salita della Parete nera di Caprie è stata la volta del Diedro della Dulfer a Rocca Penna, Borgone alto; questa volta eravamo in tre e abbiamo optato per una via quasi tutta in fessura e su lame eccettuato il terzo tiro su una bella placca. (altro…)

fuoritraccialogodaapplicareGiusto qualche giorno prima delle nevicate di questi giorni siamo riusciti a farci un paio di uscite d’arrampicata, in quattro giorni quindi ci siamo sparati un paio di vie classiche della bassa valle di Susa.

Sabato 20 Febbraio, in una bella giornata primaverile da 17 gradi che non lasciava certo presagire i 50cm di neve che sono caduti negli ultimi giorni del mese ci siamo recati a Caprie direzione Rocca Nera, con l’intento di salire la via della parete nera, classica via aperta nel lontano 1980 da Manera/meneghin. (altro…)

Giusto qualche settimana fa, durante un giretto per i boschi delle alpi, nuovamente sulla via degli stambecchi…

Ogni tipo di uscita può avere le sue particolarità e le sue criticità. Se ci avventuriamo fuori sentiero, in zone che non conosciamo, sarà sempre meglio avere con sé tutto ciò che ci potrebbe aiutare a toglierci da eventuali impicci. Con il tempo impareremo di cosa abbiamo bisogno in ogni ambiente che visiteremo, in base alle caratteristiche della zona che stiamo esplorando.

In ogni ambiente comunque conviene sempre avere con sé qualche metro di cordino, se ci troviamo poi in ambiente boschivo montano anche qualche metro di corda potrebbe sempre essere utile.

Mi è capitato spesso, durante le escursioni, di dover affrontare più o meno brevi tratti di arrampicata, in egual misura mi sono trovato a dover discendere una parete più o meno ripida aiutandomi con una corda. In questo caso è importante conoscere i metodi di calata, i nodi e saper realizzare sistemi di sicurezza per evitare quanto più possibile incidenti. Conoscere le tecniche ed avere il materiale giusto può trasformare una situazione critica in una bella e divertente esperienza.

In questo post voglio illustrare le fasi costruttive di un imbrago di emergenza, potrà essere realizzato sia con un cordino che con uno spezzone di fettuccia.

COME PROCEDERE

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