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ingannotecnicaL’inganno della tecnica
ritratto di Jacques Ellul

proiezione-letture-discussioni

“Mi sembra di cogliere cinque linee di forza in questa corsa dell’universo tecnico verso l’assurdità. Il primo paradigma è la volontà di standardizzare tutto, il secondo è l’ossessione del cambiamento ad ogni costo, la forma popolare assunta dal mito del progresso, il terzo è la crescita ad ogni costo ed il quarto è fare sempre più velocemente. Infine il quinto è il rifiuto di ogni giudizio su ciò che è operato dalle tecniche.”

giovedi’ 18 febbraio dalle h.18
alla riva occupata
via riva di trento 1
mm corvetto/brenta bus 95

Non mancate
fate girare

da crocenera.org

0facciamofintaE’ scaricabile in pdf “Facciamo finta che tutto va bene… che tutto va bene…” , uno scritto del gennaio 2015 di Gianluca Iacovacci, rinchiuso nella sezione AS2 di Ferrara e condannato in primo grado a 6 anni per una serie di sabotaggi nella zona dei Castelli Romani. Nel testo il compagno spiega  le sue scelte di rifiuto della difesa nel contesto processuale, allargando il discorso alla critica contro certe dinamiche di movimento, alla  solidarietà, all’azione.

da finimondo.org bc0b9da08d8919b1c68254e2dd37d5d38c3ace7b_m

Eh sì, lo possiamo capire. Chi è ghiotto solo di complimenti e suggerimenti, non tollera in alcun modo le critiche. Quando capita che qualcuno sostenga pubblicamente tesi avverse, la vista gli si annebbia e perde le staffe. Passi che ciò avvenga in privato, possibilmente a quattr’occhi. Ma davanti a tutti? Magari critiche messe pure nero su bianco, al riparo dall’oblio e dalla sordità interessata! Per certa gente una critica non è un avvio di dibattito, macché, è un oltraggio di lesa maestà. Di controbattere alle critiche non ci pensano proprio (chi per paura di lasciare troppi neuroni sul campo, chi per paura di scoprire di avere a disposizione solo ormoni) e quindi, per evitare ogni discussione, ricorrono sempre al medesimo antico espediente. Anziché rispondere sul cosa, interrogano sul chi – «Mi critichi? A meeeee? Come osi, bifolco! Dimmi subito chi sei e cosa fai!».
Lo scorso millennio questo genere di penosa scappatoia era utilizzata solo da partitari prima, e da anarco-codini poi. Ora invece, decadenza dei tempi in cui le idee non hanno più alcuna importanza, ha tracimato un po’ dovunque. Ecco quindi che quando un Machiavelli della lotta sociale viene o si sente criticato, si mette a strillare contro i parolai da tastiera; mentre quando è un Batman dell’azione distruttiva ad essere o sentirsi criticato, si mette a tuonare contro i parolai nullisti pratici. Il primo non si degna di sostenere le proprie argomentazioni in favore delle sue scelte tattiche, così come il secondo si guarda bene dall’avanzare le proprie ragioni in favore della sua scelta operativa. Discutere, ma stiamo scherzando? No, no, si discute solo fra di noi, fra chi è già d’accordo, in modo da non avere guastatori fra i piedi (contro cui bastano e avanzano i pettegolezzi di corridoio). Ecco perché uno liquida le critiche come prescrizioni mediche formulate da sputasentenze, l’altro come dogmi eretti da pontefici e diffusi dai loro servitori. Almeno in un aspetto, quello che li fa letteralmente imbestialire, entrambi sono in perfetta sintonia: il nemico interno è la critica, e va messa a tacere.

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