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Caldwell e Jorgeson in cima a El Cap

15 Gennaio 2015

Dopo 19 giorni spesi in parete per un sogno durato invece sette anni, Tommy e Kevin possono riabbracciare parenti ed amici ed assaporare quella sensazione di gioia e soddisfazione a lunga trattenuta. Otto anni fa, Caldwell inizia a macinare l’idea: sogna una impresa su una via che già sa sarà durissima. Compie i primi timidi tentativi e fa qualche breve filmato Nel 2009 Jorgeson, visionandoli, lo contatta per sapere se vuole un partner. Un primo tentativo serio si ha nel 2010 quando il meteo interrompe ogni possibilità di salita. Nel 2011 e nel 2013, due infortuni rispettivamente a Jorgeson e Caldwell li fermeranno nuovamente. Intanto cambia la strategia: la stagione migliore diventa l’inverno, troppo caldo negli altri periodi dell’anno per tenere le piccole prese taglienti dei tiri più duri, delle vere lame di rasoi che metteranno poi Kevin in seria difficoltà anche in questo tentativo.

Ieri l’arrivo della notizia che la via è stata completata, interamente in libera da entrambi. Un altro pezzo di storia è stato scritto, un pezzo importante: la via di Caldwell e Jorgeson è la via più difficile al mondo.

fonte climbing.com

Da Montagna.tv:

EL CHALTEN, Argentina – In cima al Cerro Torre dalla via dei Ragni da solo e slegato: questo Markus Pucher l’aveva già fatto l’anno scorso, in una giornata di bel tempo, durante la quale altri alpinisti si trovavano sulla via. L’elemento che mancava quella volta e che invece c’era pochi giorni fa, quando ha ripetuto la stessa salita, erano le condizioni meteo proibitive, ovvero una forte bufera. Rolando Garibotti, il primo a dare la notizia sul suo sito Pataclimb, ha descritto l’impresa come un’epopea. Abbiamo chiesto all’alpinista e Guida alpina austriaca qualche chiarimento: come mai, per esempio, non abbia deciso di tornare indietro come hanno fatto altri quel giorno. “Io non sono gli altri – ci ha risposto -, volevo vedere di persona quali erano le condizioni e dove potevo arrivare”. (altro…)

Due anni fa ci lasciava Patrick Edlinger, un grandissimo climber e alpinista, che ha contribuito alla nascita ed allo sviluppo di un nuovo modo di affrontare pareti e montagne. Lo ricordiamo con questo bel video girato molti anni fa in Verdon.

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I Nostri Prusik, A: Realizzato con un anello di cordino; B: realizzato con cordino libero

Dopo qualche tempo, approfittando di una trasferta toscana, torniamo ad occuparci di nodi; nello specifico ci occuperemo di un nodo molto utile sia in ambito arrampicatorio/alpinistico che in quello bushcraft, stiamo parlando del “Prusik”. (altro…)

Di seguito la puntata che Sfide, il programma di RAI3 ha dedicato ad uno degli alpinisti più forti ed influenti di tutti i tempi, Walter Bonatti.

Ma Bonatti non è stato solo uno dei maggiori interpreti (forse il più grande) della conquista dell’inutile, dopo l’abbandono dell’alpinismo d’alta difficoltà è stato esploratore, scrittore…

“…Arrampico per sentirmi in armonia con me stesso, perché vivo l’istante e perché è una forma d’espressione etica ed estetica con la quale mi posso realizzare, perché ricerco la libertà totale del corpo e dello spirito, e perché mi piace…”

Il nodo delle guide è un nodo famosissimo, utile in vari ambiti e molto utilizzato in alpinismo, sicuro e facile da realizzare. Si tratta di un nodo bloccante che, se eseguito bene senza accavallamenti, sollecita poco la corda. Ha il difetto di essere difficile da sciogliere nel caso abbia subito una sollecitazione violenta, come ad esempio lo “strappo” dovuto ad una caduta in arrampicata, questo nodo infatti viene eseguito in montagna per assicurare la corda all’imbragatura. Ovviamente i suoi ambiti di utilizzo possono essere molteplici.

Vediamo come si realizza:

 

GUIDE1 (altro…)