Escursione: Ad un anno e tre mesi dall’infortunio…

Ad un anno e tre mesi dall’infortunio, nonostante i dolori persistano ed il piede non fletta ancora, ed in attesa dell’ennesima visita fisioterapica programmata per la prossima settimana ho deciso di ricominciare una preparazione fisica come si deve, non che mi sia lasciato troppo andare ma non potendo camminare a dovere è stato difficile mantenere una forma decente.

Approfittando della splendida giornata dopo un periodo di pioggia incessante ho deciso di sfruttare il miglioramento dell’articolazione (soprattutto in termini di resistenza e minor dolore) per riprendere a sgambare come si deve; ho scelto un tratto di bosco affrontato la prima volta 6 anni fa quando arrivai in paese, il programma era quello di salire dritto per dritto nel bosco seguendo le piste degli animali, aggirare una parete rocciosa e recuperare un vecchio sentiero che si trova sopra la stessa, per poi riavviarmi verso casa.

Mi ricordavo abbastanza bene l’ambiente da attraversare, un classico bosco alpino di querce, larici, pini, aceri, pioppi e qualche betulla -oltre agli immancabili cespugli pungenti di ginepro, prugnolo, crespino, rosa canina e biancospino- molto inclinato, un tratto esposto su terreno smosso dal passaggio dei camosci con qualche brevissimo tratto di facile arrampicata che mi avrebbe portato sotto un paretone da aggirare seguendo sempre le piste degli animali fino ad arrivare a dei vecchi terrazzamenti e poco sopra ad una traccia di vecchia mulattiera che mi avrebbe riportato poi sul tracciato CAI del GTA.

La salita è stata inaspettatamente agevole, e questo nonostante il famoso piede che si è comportato -per quel che può- egregiamente, solo in un paio di punti si è fatto sentire un po di sano timore là dove ho traversato un tratto di roccia molto esposta e dove mi son dovuto fidare della tenuta, rivelatasi perfetta, della caviglia.

Non ho preso rischi eccessivi, va precisato, ho valutato bene sia il terreno dove mi sono mosso e la condizione generale del mio fisico e del piede.

Poco prima di giungere sui terrazzamenti, tra varie giovani piante di Tasso barbasso, ho trovato alcuni resti -una vertebra ed un pezzo di mascella- di quello che poteva sembrare un cervo, mi sono quindi guardato bene attorno e pochi metri più su, incastrato fra due alberi, ho trovato il cranio completo di corna di quello che effettivamente si è rivelato ciò che avevo immaginato. Purtroppo il reperto non era in buone condizioni, soprattutto il teschio rivelatosi molto deteriorato, ho quindi deciso di recuperare solo le corna, anch’esse non troppo in salute, ma possono sempre far comodo.

Poche decine di metri sopra il ritrovamento come previsto ho incrociato la vecchia mulattiera e quindi via, verso casa ed il risotto ai funghi…

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