La Rosa canina è una pianta della famiglia delle rosacee ed è appunto una tipologia di rosa spontanea presente un po su tutto il territorio italiano, si trova ai margini dei boschi ma anche nelle radure boschive; essendo l’antenata delle rose coltivate sarà piuttosto facile da riconoscere anche ad un occhio poco esperto.

La pianta ha caratteristiche arbustive ma in determinate condizioni le piante più vecchie potranno avere un portamento da alberello. I suoi rami, essendo una rosa, sono coperti da spine piuttosto aggressive e resistenti, a forma di dente di cane, le sue foglie hanno forma ellittica con il margine seghettato. I frutti, che poi sono quelli che in questa sede ci interessano, sono generalmente ovoidali di un bel rosso acceso, i fiori, molto belli, fioriscono da maggio a luglio e sono di un rosa pallido con gli stami gialli.

La rosa canina è una pianta dalle molteplici proprietà ed è molto utilizzata in fitoterapia, io -come da scopo di questo progetto- mi limiterò ad illustrare i possibili usi boschivi, ci concentreremo quindi principalmente sui frutti, che contengono -in proporzione- più del doppio della vitamina C delle arance (100 grammi di bacche contengono la stessa quantità di vitamina C di 1 chilo degli agrumi tradizionali), il periodo di maturazione è tra ottobre e novembre ma saranno più facilmente utilizzabili dopo le prime gelate perché diverranno più morbide e facili da lavorare.

Le bacche contengono anche tannini, quindi avranno una funzione astringente utile a combattere ad esempio la diarrea.

Utilizzo delle bacche:

Possono essere utilizzate in infuso, la bevanda che ne risulterà, oltre ad un buon sapore, potrà essere utilizzata come rimedio per l’influenza e come tonico generale; essendo la vitamina C termolabile porteremo a bollore l’acqua, la faremo raffreddare per qualche minuto e metteremo a mollo le nostre bacche forate per qualche minuto.

Dalle bacche potremo anche estrarre la polpa, molto buona e nutriente, che assomiglierà ad una vera e propria marmellata, ma per raccoglierla correttamente avremo bisogno di un espediente.

Le bacche mature di Rosa canina contengono dei semi molto grandi coperti di una peluria che se ingurgitata può provocare un discreto fastidio alla gola e -in dosi massicce- un’irritazione allo stomaco, come ovviare quindi a questi inconvenienti quando ci troviamo per boschi? Facile. Le bacche di rosa canina hanno una pelle piuttosto coriacea e questo ci aiuterà ad estrarre la polpa, priva o quasi dei fastidiosi peletti e dei semi, ecco come procedere:

Raccoglieremo le bacche avendo cura di staccare, con il frutto, anche una minima parte di rametto, proprio come si vede in foto, a questo punto “stapperemo” le bacche togliendo il picciolo scuro che si trova alle loro estremità.

Una volta tolti i piccioli spremeremo con delicatezza le bacche in modo da far fuoriuscire la polpa, se agiremo con perizia peli e semi resteranno all’interno della pelle e noi ci troveremo con una gustosa marmellatina di rosa.

Oltre alle bacche per uso alimentare potremo utilizzare il legno della rosa per costruire utensili o qualsiasi cosa necessiti di un legno piuttosto duro; una certa porzione di rami potà essere utilizzata come recinzione di fortuna per evitare che animali indesiderati si avvicinino, ad esempio, all’ingresso del nostro rifugio.