Nulla è scontato, nemmeno questa affermazione…e se non sempre le buoneIMG_3634 intenzioni sortiscono gli esisti sperati è altresì vero che ogni tanto per scalare una parete non si debba partire necessariamente dalla sua base; chi frequentasse, avesse frequentato o solo avesse sentito parlare del Verdon capirà a cosa mi sto riferendo, per gli altri invece ci vorrà un attimo di pazienza.

l fine settimana appena trascorso (26.03.2016) con il solito team a tre ci siamo recati per l’ennesima volta in direzione Caprie, per poi proseguire verso Campambiardo. Abbandonata l’auto nei pressi delle prime abitazioni abbiamo quindi preso un sentiero evidente che si inoltra nel bosco, dobbiamo seguire i segni blu, così ci dice la relazione, fino all’ ”attacco” della via che abbiamo scelto per la giornata. Ci inoltriamo nel bosco di castagni seguendo un muretto a secco, il sentiero è molto bello e le indicazioni sono evidenti; ogni tanto -a ricordarci che queste zone sono state negli anni il teatro prediletto degli attori del “nuovo mattino”- su qualche roccia si trovano vergati alcuni Aiku di Gian Carlo Grassi. Il sentiero mi piace proprio, il bosco sembra uscito da una favola silvestre e da un momento all’altro mi aspetto che salti fuori qualche folletto. Poco alla volta il bosco si dirada per lasciare spazio a cespugli di Ginepro, rosa canina e biancospino, appaiono quindi le prime rocce, in lontananza si vede Rocca Nera ed il ricordo torna alla bella salita di alcune settimane fa.

Eccoci giunti in una sorta di belvedere, alla nostra sinistra appunto l’area di Rocca Nera, davanti a noi,più sotto il paese di Caprie, poco più a destra il torrente Sessi, con le sue pozze (ristoro per gli arrampicatori in estate) e le sue gole, paradiso degli amanti del canyoning.

Individuiamo velocemente un cordoncino rosso che ci indica l’arrivo delle vie e che nel nostro caso sarà anche l’attacco della giornata arrampicatoria, visto che per raggiungere la base del £ritorno dei narcisi” dovremo effettuare due doppie da 40 metri.

Oggi aprire tocca ad A, io mi occuperò invece delle doppie e di trovare la base della linea che saliremo.

Mi preparo velocemente, il tepore primaverile è inebriante e falcia un po le gambe. Comincio la calata su quella che sarà l’uscita del quarto tiro della via, si tratta di uno strapiombo che offre tre soluzioni di diverse difficoltà: tutto a sinistra per un 6B+, una linea centrale di 6A+ (che sarà la nostra scelta), ed una linea a destra di 5 e qualcosa. Strapiombo…se non è il mio tipo preferito di arrampicata non è il massimo nemmeno per cominciare una doppia, per lo meno non questo che presenta nella parte sommitale un muretto di poco più di un metro sul quale fettuccia, reverso e moschettone grattano con rumori sinistri rendendo oltretutto impegnativo far scorrere le corde nel discensore. Una volta però superato questo scoglio la calata nel vuoto è sempre piacevole ed estetica.

Alla base dello strapiombo però mi devo fermare e rifare le corde cadute proprio su un albero, la procedura è piuttosto lunga poiché sembra proprio che i rami non vogliano saperne di mollare una delle mezze corde. Lancio nuovamente le corde nel vuoto, o così spero, ma becco in pieno un ramo solitario che arresta la loro corsa poco sotto di me…recupero nuovamente, un altro tentativo, due, finalmente ci siamo! Mi calo fino ad una bella cengia rocciosa e poco sotto individuo l’attacco della via, finisco la calata e ci siamo. Arrivano anche i soci.

Siamo all’attacco della via “il ritorno dei narcisi” chiamata evidentemente così per l’imponente numero di questi fiori che troveremo lungo tutto l’itinerario.

Il primo tiro risale una facile placca di quinto non particolarmente interessante, mentre il secondo tiro è un muro di 6A con dei ristabilimenti non banali e proprio qui mi rendo conto di non essere proprio in una delle mie giornate migliori, fortunatamente oggi non tocca a me aprire, anche se in verità psicologicamente mi sento più a mio agio da primo che in top rope…

La sosta del tiro è molto estetica, completamente esposta sotto la placca che risaliremo di li a poco rende però un poco nervoso uno dei soci che si trova per la prima volta da quando si è aggiunto alla nostra cordata a dover stare appeso nel vuoto. Il tutto è comunque attrezzato benissimo, solo in tre si sta un po scomodi; per ovviare a questo inconveniente e per non dare troppo fastidio al socio che farà sicura decido quindi di allongiarmi sia alla sosta che ad un chiodo storico alla mia destra, così da decentrarmi un minimo e lasciare spazio di manovra a salitore ed assicuratore..

La placca del terzo tiro è un 6A che richiede un buon uso dei piedi e che offre una certa varietà di appigli, buchetti, lame e fessure, un bel tiro che però mi conferma che non è giornata, i piedi sono incerti ed anche la testa…riesco comunque a godermela. Eccoci al tiro finale di 6A+, si comincia con una placca appoggiata dove in pratica si cammina eretti per arrivare poi ai 20 mt finali di strapiombo, il tiro è ben ammanigliato e facile da leggere, parto bene ma poi faccio un gran casino sulla sezione centrale, qualche bestemmia e via verso il maniglione antipanico che mi avvia verso il ribaltamento dell’uscita. Siamo fuori, tutti e tre belli stanchi nonostante la via sia solo di 100 Mt, ma evidentemente il primo caldo vero ci ha fiaccato più di quel che pensavamo. Oggi niente birre ma acqua con limone, le focaccine però non mancano, come non può mancare il rituale Pastis al baretto di Caprie…

Il ritorno dei narcisi, 6A obbl. 6A+ max. Possibilità di uscita su 6B+ o 5C

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