Archive for Gennaio 23rd, 2016

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Giovedì 28 gennaio

Discorso sulla servitù volontaria
di Ètienne De La Boètie
Letture e discussioni h. 17:30

È sorprendente vedere milioni di uomini asserviti, sotto il giogo, non perchè costretti da forza maggiore, ma perchè stregati, dal solo nome di quell’uno, che non dovrebbero nè temere, perchè è solo, nè amare perchè inumano e crudele.

Sulla servitù moderna
di Jean-⁠⁠Francois Brient
Proiezione documentario h. 19

La riva occupata
via riva di Trento 1, Milano
MM Corvetto/⁠⁠ Brenta Bus 95

da finimondo.org 6026e3121af3feff54ae71801e275f8a1477888a_m

Se spesso è indubbiamente più comodo tacere, certi silenzi possono anche diventare insopportabili. È perciò che, malgrado tutto, abbiamo preferito prendere la parola.
Come voi, abbiamo visto che sono in corso tre iniziative in tre diverse città italiane in cui sono giunti alcuni compagni di Bruxelles a parlare della lotta contro la maxi-prigione. Se si tratta di una lotta specifica in un luogo determinato, è pur vero che la questione riguarda potenzialmente tutti gli anarchici e altri ribelli, anche al di là delle frontiere statali. Fin dall’inizio di questa lotta ci sono stati infatti anarchici, provenienti un po’ dappertutto, che se ne sono interessati, che l’hanno difesa, che vi hanno partecipato in diverse maniere. Ciò non costituisce solo un piccolo extra, questa dimensione internazionale si è radicata nella progettualità stessa di questa lotta. E al di là del fatto se il conflitto avvenga attorno alla costruzione di una maxi-prigione, di un aeroporto, di una miniera d’oro o se è una rivolta che infiamma le strade delle metropoli o i sentieri delle campagne, è la questione della progettualità insurrezionale che dovrebbe essere il fulcro degli scambi fra compagni, e questo a livello internazionale.
Per quanto siamo lieti che compagni di altri paesi organizzino iniziative per discutere di questa lotta, che compagni coinvolti nella lotta prendano il tempo di viaggiare e portare il dibattito ben più lontano della capitale belga, c’è qualcosa di amaro che ci è rimasto in gola. E scriviamo questa lettera per parlarne.

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